Il teatro socjale di Piangipane è a due passi da Ravenna e a tre anni luce da Milano.
E’ sociale, perché come ci racconta uno dei volontari ultrasessantenni che lo tengono in piedi da sempre ” veniva chiunque volesse e si portava la sedia da casa “, e soprattutto ha la J al posto della I “perché qua siam sempre stati contro il sistema”.
C’è un mega schermo dove proiettano film “da quando hanno iniziato a farli” , e un bel palco dove stasera abbiam fatto un bel concerto , finalmente restituendo alle immagini la colonna sonora che avevamo rubato. Finalmente tutti italiani, a suonare repertorio italiano fra i migliori di sempre , in un posto che più italiano di così si muore.
Il teatro è dei primi del 900 appena ristrutturato, ma la cosa che non mi torna è che le belle sedie della platea sono sistemate a quattro a quattro intorno a dei tavoli quadrati.
Dalle prove dei suoni non c’è persona che incontro che non mostri orgoglio per la struttura, ma non ne avevo ancora colto il vero motivo:
nel teatro socjale di Piangipane, fra un tempo e l’altro dello spettacolo si servono i cappelletti.
La cosa è serissima, siamo vicino Ravenna, dove il cappelletto si fa rigorosamente con il ripieno di parmigiano, e da quanto mi spiegano è l’unico posto dove se non c’è il parmigiano e solo il parmigiano non si parla di cappelletti ravennesi. Praticamente la variante personale non è ammessa. Per nessun motivo al mondo.
A detta dei locali è il posto migliore dove mangiarli, ci vengono apposta .
In molti si azzardano ad affermare che “li fanno meglio di mia nonna”, e con queste referenze non posso che realizzare all’istante che sono nel posto dove mangerò i cappelletti ravennesi più buoni del mondo.
Tutti non fanno altro che ripeterci se abbiam finito le prove e siamo pronti , e insomma il momento arriva.
Non li descrivo, non mi sembra giusto. E’ un’esperienza che va consumata sul posto, condivisa con l’orgoglio degli affezionati e lo stupore degli avventori. Stavolta la metafisica del rito è talmente irriproducibile a parole che l’unica cosa che posso fare è esortarvi ad andarci . A mangiare i cappelletti , certo, e magari a vedersi pure il film che proiettano.
E’ proprio vero;
come dice sempre un mio amico cuoco e pianista eccelso: la provincia ci salverà.